martedì 18 marzo 2014

L’Acquerello

[In memoria di Antonio, mio zio]
Amo l’acquerello, una pittura che odora di vacuità dove l’acqua svolge un effetto particolare sul colore, lo abbraccia in un legame sadico così incredibilmente prossimo agli accadimenti della vita umana.
La tela, nella fremente attesa del tocco del pennello, si irrigidisce sperando nell’abbraccio corposo e pervasivo della tempera. Quale calda melassa ad avvolgere la propria superfice ruvida e candida, come gradita invasione nelle pieghe e rientranze della sua materia, impercettibili allo sguardo distratto – o d’insieme nella versione accomodante ed eufemistica – dell’osservatore.
E’ legittimo ritenere che ne rimanga delusa.
Attende un abbraccio e riceve una carezza. Una tocco forzatamente distratto, per non essere sopraffatto dalla natura sfuggente dell’acqua, dal suo irrimediabile istinto a fuggire e lacrimare sul tratto vellutato della matita usata per incidere il Soggetto in una posa statica da rendere vivida con la luce del colore.
Il finale lascia esterrefatti.
La biografia letta da un annunciatore dovizioso ancorato ad un discorso scritto con una istituzionale Olivetti scarmigliato da qualche appunto d’un corsivo ispido sferzato da una Biro diventa un monologo appassionato d’un attore consumato con i rossi come toni alti e moti di spirito, i blu come pause sceniche a cui rimanere appesi in attesa ed i neri a dare una dimensione al tutto.
Il finale lascia esterrefatti.
Il Suo confrontarsi con il mondo e con la vita, ordinato e programmato, come la matita assume un nuovo significato …
Per i colori di cui si è circondato …

Per il modo in cui ha dominato la natura sfuggente dell’acqua e, in qualche modo, della Vita.

Un posto dove il cielo si guarda solo di domenica

Con la testa dritta, unica inclinazione gradita a 45 gradi.
Lavoratore o semplice frequentatore della società, guardi
dritto, davanti … in basso … a lato … in basso … guardi.

Con la testa ferma, unico moto gradito a 360 gradi.
Vortice ordinato di informazioni o meri adempimenti, vedi
senza notare, davanti … in basso … a lato … in basso vedi.

Con gli occhi vibranti, unico bagliore gradito a plurimi pixel
Danze di pensieri od aspirazioni, da impilare, cataloghi
senza comprendere, davanti … in basso … a lato … in basso cataloghi.


Il cielo si stanca di stupirti … 

giovedì 9 maggio 2013

Dialogo ipotetico tra me ed un vero eroe (con un po' di sana ironia)


Me: Ciao Peppino

Eroe: Ciao vecio.
Me: Ah ciò, parli anche veneto?
Eroe: Qualcosa, improvviso! Qui ho trovato Papa Luciani e, seppur con storie e scuole di pensiero diverse, un paio di vedute comuni ce l'abbiamo.
Me: Grandissimi. Ma ascolta Peppino, Toro Seduto l'hai visto dal piano superiore?
Eroe: hahaha. Allora quello con la piuma in testa scarrozza da queste parti con il suo cavallo e seguita a cercare un certo Nuvola Rossa. Per un secondo pensavo ce l'avesse con me hahaha.
Me: hahaha fenomeno! No mi riferivo a quell'altro.
Eroe: ah quello. No, non l'ho visto ovviamente ma mi hanno detto che al piano di sotto ha trovato un sacco di amici. Costruiscono aeroporti anche qua non so se per scappare o rendere più confortevoli gli arrivi ...
Me: a proposito di arrivi ...
Eroe: dimmi ...
Me: si sa che fine a fatto quello con gli occhiali? Dovrebbe essere giunto due giorni fa.
Eroe: E' in tribunale.
Me: ancora? ma c'è anche li?
Eroe: eh cosa vuoi, qui l'unica roba che non manca è il tempo ... Non abbiamo prescrizioni varie e le cose possiamo discutercele con calma.
Me: ah ottimo.
Eroe: eh si.
Me: ascolta Peppino, la fai ancora la radio li?
Eroe: certo, ci do dentro compare.
Me: mitico
Eroe: dovreste sentirla anche voi, c'ho anche la versione on-line adesso. Cerca: "rendetevi conto che siete persone libere, soprattutto di pensare, ed agite di conseguenza".
Me: ok. ci guardo
Eroe: vedi se riesci. Ogni tanto salta il segnale o, molto spesso, lo criptano.
Me: grazie Peppino. Ciao allora
Eroe: ciao compare.

mercoledì 20 marzo 2013

La campana immobile

Ed ella attende, sospesa in una nicchia
dall'apparenza pagana ed un velo di boria
in un ergersi stentoreo senza fine.

Il simbolo ch'ella celebra s'ammanta di cortine
per rifuggire il frastuono e l'ampolloso collezionare della storia,
perdono per il proprio peccato e colpa meritevole d'espiazione
qual frutti ipotetici d'un arso arbusto che s'avviticchia.

Ed ella attende, sospesa in una nicchia
dando forma ad un richiamo - ritualita' antica
avendone dimenticato il suono e, forse, il senso.

Ed ella conscia della sua natura, di fatto ipotetica,
qual viaggio di pensiero e non d'anima,
suona nel solo riverbero delle menti,
la campana immobile



martedì 5 febbraio 2013

Apparente cautela

Me ne vado ...
Me ne vado per davvero ...

Suppongo che lanciarmi lungo il cammino di Santiago
o scivolare con la mente lungo le coste dell'Indonesia,
possa avere la medesima utilità di un'astensione dal voto.

Piovano schede bianche come in un paradosso di Saramago,
s'agghindino le scarpe di terra e vissuto prima d'una adeguata pulizia,
sepoltura profumata e rispettoso al crepuscolo del tempo.

Me ne vado ...
Me ne vado per davvero ...


venerdì 4 gennaio 2013

Il borgo silente

Come se il silenzio scendesse,
non avesse collocazione alcuna
nella delicata piagente coulisse
della nebbia, a pettinar la pietra bruna
con note di storie accartocciate nell'ordinario,
a tintinnar l'ottone vitale del prescritto binario.

Spiegato il tessuto rammendato del borgo
dolcemente appoggiato sul profumo della rosa,
arroccatto nei rovi d'animi che di li scorgo
indaffararsi con cieca attenzione operosa.

Come se il silenzio scendesse
su ogni gesto compiuto per adempiere
ad una legge, libera dal peso delle promesse
con cui un cuore affamato d'imprese da compiere
innocentemente delude la quotidana sopravvivenza,
fedele all'automatismo che par reggere quest'esistenza.

mercoledì 5 dicembre 2012

L'osservatore di stelle

Sguardo muto e sorriso di cuore
testimoniano un'esistenza storta, inclinata,
da disgrazia o mancata fiducia in un Dio,
da debolezza d'animo o ferocia convinta
percolata dalla conoscenza d'una verita nascosta.

E poi Dante,
perché è il Divin Poeta,
perché chi conosce Dante non può essere solo
un ubriaco ...

E poi le stelle,
perché sopra al campo
piangono pioggia o brillano di sorrisi,
perché chi conosce le stelle sa che sono sole ...

La loro vicinanza, l'affollamento nel foglio del cielo
rimangono smentiti dall'adozione d'una diversa prospettiva
più materiale, più liquida.

Sguardo muto e sorriso di cuore
ed un marciare ritorto, inclinato all'indietro,
alla ricerca d'uno schienale che c'era, prima della porta,
a conferma che
ciò di cui parla non è più qui,
ciò per cui soffre non ha peso,
ciò con cui vive dev'essere ancora avuto.

Così lui osserva, le stelle.