sabato 31 dicembre 2011

96 - Il palindromo d'amore

L'amore è una simmetria centrale
cori di natia poetica dissonanza,
corpi di cinica incorrispondenza di forme,
qual paesi confinanti in guerra per la pace,
qual lande complici nel lasciarsi rigare
dallo stesso Danubio,
qual piane d'intrigo nel lasciarsi cingere
dalle stesse Alpi,
qual isole attraccate allo stesso mare porto
d'imperturbata tempesta.

L'amore è una simmetria centrale
menti d'autonomo raziocinio,
prismi efficaci d'una bava di bianca luce
irradiano lampi di feroce colore
qual folli fuggitivi appostati nella beata
coerenza d'un arcobaleno.

L'amore ha un numero, il 96,
esso incarna la simmetria
nell'agorà dei clivi-stili fratelli d'opre,
nell'affacciarsi di soli opposti
di lune dalla candida ira,
nella purezza del finto ignorarsi delle sue cifre
così maledettamente suo
così diverso
dal groviglio d'astri del fratello
numero vivido della lussuria di Vishnu.

L'amore è una simmetria centrale,
lungo la piana della lettura di tutti
riconsegna la Vostra speciale diversità,
ma per quanto la si rovesci
la si sovverta
la si scagli
la si bruci quella pagina,
dal talamo della Vostra lettura,
essa urla sempre lo stesso sospiro.

[Continuate a volare]

venerdì 30 dicembre 2011

Non chiedermi com'è essere ...

Non chiedermi com'è il cielo,
il grande specchio
riverbero eterno d'ansia
pel volo di fenici in anime.

Non chiedermi com'è il fuoco
il grande oceano di lapilli di passione,
parvula ballerina ondeggiante
s'un cerino madido, di speranze.

Non chiedermi com'è la poesia,
la grande madre assassina,
delicato cappio di vitreo ansimare
glorioso Respiro, Zefiro di fiele.

Non chiedermi come sono le parole
esse non carpiscono il profondo
segreto del tuo, del mio, Io
lo avvicinano
soltanto.

Non chiedermi come, chi, io sia,
mi rispecchio nel librarsi d'onde di quel riverbero,
ardo in quella danza all'ombra d'una fioca luce di stearica,
ansimo di libertà in quello Zefiro,
disegno parole in quel distaccato tentativo
d'avvicinarmi.

mercoledì 28 dicembre 2011

The shelter of magnificence inside Wolfgang flag

Wolfgang feels fear in freezing frames
of an elderly trumpet,
shining in pride of a golden brass.
He waves his talent
as a knight, defeated by love,
who shakes his princess gift
in a screeming crowd of winners
dead men

Wolfgang and his name, 
howling in a night of silver chords,
walking like a pigeon in the sky,
flying like an artist in a world of engineers.

His music is a stepping stone of wind,
she allows you to plunge into the deep lake of your soul
she allows you to count your days writing in the sand
lovely cuddled by the uncertain tied of a sea in diamonds

His music is a purple rain of dreams
on the hills and chasms of Monnalisa
she gently obliges you to feel
she gently obliges you to live
she gently obliges you to leave

Your heart in a flight of swallows

Wolfang would never
No man would ever
trouble his soul to imitate
something he does not already feel a part of himself
like a stone on a crown
like a finger on a hand
like a dream in a mind
like craziness in virtue

Never forget your magnificence
is in your soul,
not in the clay
of feelings - people - events
you are modelling
in your life.

martedì 27 dicembre 2011

Il sorriso di tungsteno del viandate

Grigio metallo odoroso
dall'itinere ricurvo,
danza il mostro silente
di grida velate dal sonno.

Rotaie riluttanti
scivolano ripide
lungo lo ieratico piano
talamo del pio, stanco, fiume.

Volto corrugato di giovinezza
trascina operoso
paccottiglia roboante
sudate carte ispiratrici,
spento nel brillare del suo volto.

Lì appresso s'appiccano focolari,
rifulgono stelle matte di sole,
donzellette tessono mo' spole
i dì della festa.

L'arrivo pomposo d'un timido sole
bacia il mostro divaratore
ancora intento nell'esercizio
turbatore assorto della quiete
dei gelsomini.

La grande città attende nera
di là di quel cuscino di nembi.

La grande città bisbiglia amara
di là di quell'urlar di vento.

La grande città brulica di pensieri solitari
di là di quel carro gremito.

Il grigiore funereo
del tungsteno volto del viandante
s'ammanta d'ocra scoppiettante
al transitar dell'energia del pensiero,
al dolce chiarore d'una,
un'idea:
la comprensione dell'infinito
privilegio di poter pensare sogni,
libero dai binari.

sabato 24 dicembre 2011

The Oracle of the little dancer in a Christmas ball

May the Holy grandfather wake up my mind
with the gentle whistle of the sunrise;

May the Holy grandfather caress my hair
with the calm storm
wuthering in eagles of fireworks
from the giant river of love in tears;

May the Holy grandfather feed me
with the eternal cream of birth,
with the undying death of the sun
over the thalamus of the horizon

May the Holy grandfather show me how
to twist my eyebrows,
acting like William at the Globe,
and paint the perfect curve,
turned on a lathe in the rainbow;

May the Holy grandfather tingle my time
with the vivid bells of the rain,
crying over the smiling emerald
of the hills of Suburbia

I swear
I will,
I finally will
Let my heartbeat
match the beat
of the Universe

I swear
I will,
I finally will
Let it be my inspiration.

[thank you little dancer in a Christmas ball]

I volti di pianto delle automobili

Rombo ordinato di furenti grancasse,
Feroce tichettio di display di luce inanimata,
Guazzabuglio sensato di traiettorie,
Occhi accesi fissi sul cammino.

Sorridono, con Loro, nelle bolle di sapone della domenica
barriscono, con Loro, nell'ira funerea del mattino d'opre,
attendono, con Loro, la liberazione quotidiana della notte dal giorno,
invecchiano, con Loro, nel continuo balzellare su fiumi di codesta grafite.

Son destrieri fedeli,
son state università per giovani amori illiterati,
son gabbie ove si cantano le Loro canzoni,
son state maledette bighe dell'amico Fetonte sfortunato.

Potevano essere lo strumento
per accorciare il mondo,
per conceder Loro una visione di globo.

Possone esser lo strumento
per accorciare il tempo,
per rifuggire Loro dal mondo.

Lasciano la scelta
di dirigersi ove desiderano
sempre rispettando fila e percorso
sempre marciando avanti
sempre, io con Loro.

La sete di socialità dell'odiatore di società

Orso pascolante,
meravigliosa giumenta languente
lungo la piana verdeggiante
dello scosceso suo pensiero,

Appallottola i sudati drappi,
pergamene unte di sognante raziocinio,
osserva un mondo non suo
impugnando lo stilo fremente
madido di sangue
di un vissuto costeggiato.

L'omicidio è perpetrato
La maramalda scorribanda effettuata,
Il ratto d'Altre passioni ultimato,
ogni qualvolta egli s'affaccia
dall'irta balconata de' suoi adunchi graffiti.

Dimentica,
Ignora,
forse odia
che il mostro, enorme, che l'angustia
si fregi di medaglie d'occhi
di Persone,
sgomiti di vigore di pulsioni
di Persone,
s'abbigli di veli d'inibizione
di Persone,
s'interroghi con quesiti d'ambra
di Persone

come Lui.

Egli, nell'ardente distendersi per un abbraccio
Le respinge
Egli, nell'ipotetica discesa per un incontro
Le schiva
nella ridente lagrima per una compassione
Le canzona.

Ch'invece quell'universalità sia pronta al particolare?
Ch'invece quella macchina sia pronta ad incarnarsi in passione di membra?
Che quella sete possa, al fine, appagarsi di volti in sete,
menti - anime o sorrisi
in foglie di verdeggiante autunno di grotte?

Noi, stami d'attigua solitudine
in una fredda primavera.