Pomeriggio immerso in una domenica lenta,
crogiolo di poesia assorta,
abbarbicata su sapori ed odori di passato
La mia terra scorre piana
propaggine perfetta dell'orizzonte,
mansueta compagna del cielo
pellegrino omaggiante in un plumbeo sorriso di nembi
La mia terra pulsa silente infreddolita
avvolta in un drappo di nebbia damascata,
balze, merletti e pizzi si rinnovano nel timoroso ergersi dei pioppi,
nero scheletro d'Odino
sublime altare pel verde privilegio primaverile
La mia terra scrive le sue poesie in paesaggi,
li tratteggia in fiumi d'acqua e ghiaia,
essi raccontano tante Guernica vissute in squadrate alcove di campi e casolari:
teatri per il raffinato faticare del lavoro
basiliche per il consacrato amore alla famiglia,
tabernacoli di poesie rimate in vissuto,
colossei per silenziosi riscatti sociali.
Passeggio con mio padre,
misurando i passi in rispettoso ossequio,
la carreggiata cigola diritta
nel suo moderato ondeggiare verso il Po.
E' scenario degno di cinegiornali d'eroiche imprese,
Girardengo ertosi, condottiero dei pedali
mulina le gambe come i fattori sulle rive del pio Eridano,
solleva polvere e scaglia fatica come gli agricoltori delle basiliche,
stacca il gruppo e regala sogni come le menti e i cuori raccolti tra i due fiumi.
Il campionissimo varca fiero il Ponte delle Streghe,
gaudente nella passione di vino rubicondo
certamen di dei dimenticati
amore di vite pulsanti,
corre in un infinito d'attimi
araba fenice di ricordi.
Poesie, inestimabili cimeli per l'asta di Portobello Road, gelosamente custodite al vento di rose d'una soffitta aperta a tutti
martedì 22 novembre 2011
giovedì 17 novembre 2011
The Cantos of Prejudice: Let them come back [please confute me]
Ticking old clocks, imperiously Tackling minds;
ancient bombs, as forgotten heathen relics,
hide their megatons in jars,
for no more flashing Mushrooms - deadly cream in Our air,
for no more crazy aeroplanes in comets wounding the sky,
for no more Strangers praying their God with prayers of blood,
for no more diseases for human chickens
WE do not need bombs - No more, THEY told us
WE do not need to fear someone else – No more, THEY told us
WE do not need to hear Jerusalem bells,
yelling from the straight, turned on a lathe, horizon – No more, THEY told us
THEY do not need bombs – THEY have others
THEY do not need to fear us from someone ELSE - THEY are fearing US from US
THEY do not need to yell Jerusalem bells – THEY just need gentle calm marble words,
whistled in thunders by a new Farinata degli Uberti in tie.
Money on money trills on the dark grass, surface of the streets,
green fields, cuddled into plastic embraces
Marias in indigo stoles, packed in smoky shrines in abandoned museums ...
the crazy Poet of wisdom used to pontificate:
With Usura
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luthes
or where virgin receiveth message
and halo projects from incision”
hath no man a painted paradise on his church wall
harpes et luthes
or where virgin receiveth message
and halo projects from incision”
Let them come back in their giant of diagrams of shining diamonds
Let them come back in their silky stoles
Let them come back waving the new-ancient heathen brochard “1000 nothing more than 1000”
Let them come back, praying for their help
Let them come back and offer the best of your knowledge, history, art, time and work
Do not fight - hate - destroy, just sit back and watch in silence the calm storm of Your mind
[thank you Mr. Pound]
martedì 15 novembre 2011
Silver tears in Babylon: Merlin the Wizard poetry in a night of fireworks
Merlin the Wizard gently weeps His sweet Morgan,
she cries silver tears of art
while a blind phantom of light,
chasing the stars for a breath of wisdom,
dresses the night with his milky river of sadness
Merlin the Wizard howls poems of brotherhood,
he blends consciousness and dreams in castles
of marble words inlaid in smooth fields of love.
Merlin the Wizard caresses with embraces of sights,
his splintered voice erodes prejudices,
his splintered voice bewitches souls,
his splintered voice gently recommends your Eyes …
She persuades them To cream
the light of their Blue in diamonds
with the paper stage of a Victorian theatre,
house of sir William and his hearts flying in love of swallows
She persuades them To cream
the deep of the chasm in their Black
with the encouraging Universe
somber gentle father of the stars
She persuades them To cream
the fascinating storm in their Brown
with the elderly magnificent cupola
tailored in the emerald and opal of Sherwood
When you can fall for chains of silver you can fall for chains of gold
You can fall for pretty strangers and the promises they hold
You promised me everything you promised me thick and thin yeah
Now just say oh Romeo yeah you know I used to have a scene with him
Take your scene, play your role in the freedom of your mind.
sabato 12 novembre 2011
La Babilonia delle sete squadrate: il brullo ardore del disio Notturno
Ghirlande in neon dorato
borbottano sogni di fine ovatta
Milano bella di adamantio
frigge di passione in chiasmi di fochi spenti
Malaugurata biascicata passione
in racemi danzanti di cobalto
tabacco,
libagioni in nembi
Atmosfere lilla in toni cangianti
barluccicano fioche verità in armature di perdizione,
consesso in alterchi di Dei irati
Ardite riprese in grandangolo
fotografano regine peripatetiche
avvolte in dolci scialli,
ritmici abbracci lanosi
di sete d’Oriente, ondivago
prossimo - distante bisticcio di civiltà lontane
Nausea d’odori speziati
delicati aromi in festoni
perseguitano con magli d’ardimento
cuori ed anime
LIBERTA'
Grandi fatti per liberi schiavi di un nuovo,
ancestrale, antico padrone
DANARO
Stili spezzati
per amanuensi cieci
brancicanti alla ricerca di vetuste verità
intarsiate in mura di mostro
Obiettivi untuosi
sdrucciolevoli colli di crema marmorea, scavano …
mentre passeri intonano carmi salati
in fulgore di stelle riarse d’infinito imbottigliato
presso tempi, teche – bare di vissuto ovvio;
Brilla con me città deserta assorta,
figurante protagonista d’un Macbeth di seppie,
filtro di golfo riottoso,
macerie d’anfiteatri gremiti,
scherzo – giuoco in irreprensibili Omelie,
figlia d’un tempo vano
prezioso rubino per un vecchio sole cadente.
giovedì 10 novembre 2011
La Babilonia delle sete squadrate: Il Claire de Lune dei lampioni e la poetessa
Debussy tintinna nel padiglione,
il passo ammirato s'arresta e riparte
in una mistura venefica di sorpresa e torpore
La strada, frantumata dalla delicata bruma,
si lascia soggiogare da un manto spumoso
di cinereo candore
Tracotanti fiaccole borbottano bagliori,
s'ergono e rimirano, appollaiate su rami di ferro chino
ch'aude lo scricchiolio dei miei piedi sulla strada
Solo
mai così intimamente vicino al Mondo:
chi bisbiglia sogni sotto coperte di stagno,
chi, con gesto ratto, fa gracchiare una tapparella in lontananza
chi, disegnatrice di linee rette, suggerisce gentile il vorticoso poetare d'Isabella,
chi, campionessa del futuro, voltato il capo, raccoglie sognante la sua odierna felicità;
chi, distesa la fronte aggrottata, sorseggia mirtillo e traccia ponti verso loci lontani,
chi, sorriso alla vita ed all’amore, continua a farlo incosciente quanto fiero di quella ferita;
chi, mantecato il consommé della giornata, s’accovaccia su un buon libro;
chi, brancicante nella luce di tungsteno del dì,
danza nudo di sofismi nella notte del canto;
chi, specchia la sua immagine in un bicchiere,
quasi a volerla annegare nel passato d’opale del luppolo;
chi volteggia nella sua criniera di sogni, madido di speranze in rugiada;
chi intona epici canti di vittoria in dobloni,
bramando in sé un monte e del buon vino;
chi cataloga fotografie di sanguigno vissuto, in cantine inaccessibili
A me stesso, che efflata una lingua di quella cinerea bruma,
scaglio una cometa in uno schioccar di dita
ed Ella s’adagia sulla nera strada
ricomponendone il lucente sonno di cristallo.
il passo ammirato s'arresta e riparte
in una mistura venefica di sorpresa e torpore
La strada, frantumata dalla delicata bruma,
si lascia soggiogare da un manto spumoso
di cinereo candore
Tracotanti fiaccole borbottano bagliori,
s'ergono e rimirano, appollaiate su rami di ferro chino
ch'aude lo scricchiolio dei miei piedi sulla strada
Solo
mai così intimamente vicino al Mondo:
chi bisbiglia sogni sotto coperte di stagno,
chi, con gesto ratto, fa gracchiare una tapparella in lontananza
chi, disegnatrice di linee rette, suggerisce gentile il vorticoso poetare d'Isabella,
chi, campionessa del futuro, voltato il capo, raccoglie sognante la sua odierna felicità;
chi, distesa la fronte aggrottata, sorseggia mirtillo e traccia ponti verso loci lontani,
chi, sorriso alla vita ed all’amore, continua a farlo incosciente quanto fiero di quella ferita;
chi, mantecato il consommé della giornata, s’accovaccia su un buon libro;
chi, brancicante nella luce di tungsteno del dì,
danza nudo di sofismi nella notte del canto;
chi, specchia la sua immagine in un bicchiere,
quasi a volerla annegare nel passato d’opale del luppolo;
chi volteggia nella sua criniera di sogni, madido di speranze in rugiada;
chi intona epici canti di vittoria in dobloni,
bramando in sé un monte e del buon vino;
chi cataloga fotografie di sanguigno vissuto, in cantine inaccessibili
A me stesso, che efflata una lingua di quella cinerea bruma,
scaglio una cometa in uno schioccar di dita
ed Ella s’adagia sulla nera strada
ricomponendone il lucente sonno di cristallo.
martedì 8 novembre 2011
Bivacchi di pensiero lungo il monte delle verità sussurate da mio padre
Non v'è soffio più leggero della penna
dal delicato vissuto mescolato nella lattea china
Non v'è scoscesa più ripida
del clivo di canto d'una parola
Non v'è foco più ardente
del librare immagini di pergamena
nel cantico d'innamorate creature
Non v'è rivoltella più letale
d'una vecchia e stanca Colt
scarica
il cui vuoto gracidar del tamburo
rulla l'amara vociante empietà del sommo egoismo
Non v'è curiosità più lacerante del dubbio
intriso nell'assolata piana dal ritmico spondeo,
Notturno della propria sopravvivenza quotidiana
Non v'è bagliore più accecante della sorda tenebra,
astante il fragoroso silenzio
d'ascolto del proprio pensiero
Non v'è uomo più sedentario del ramingo,
costantemente in viaggio scorre
sinuoso sul fiume,
rivolo impetuoso dei Suoi desideri,
in realtà costante prigioniero d'un Non Luogo
indefinibile:
"abitudine - lassismo - pigrizia - stacco - posa - spocchia - isolamento
- ingordigia di vita - abbandono distaccato"
Non v'è poetica delle persone più umana e tangibile
della poetica dei grandi fatti
Cowboy da cortile
Palombaro da bicchiere
Astronauta da terrazzo
scopro verità immense sotto teche di cristallo
[Grazie papà]
dal delicato vissuto mescolato nella lattea china
Non v'è scoscesa più ripida
del clivo di canto d'una parola
Non v'è foco più ardente
del librare immagini di pergamena
nel cantico d'innamorate creature
Non v'è rivoltella più letale
d'una vecchia e stanca Colt
scarica
il cui vuoto gracidar del tamburo
rulla l'amara vociante empietà del sommo egoismo
Non v'è curiosità più lacerante del dubbio
intriso nell'assolata piana dal ritmico spondeo,
Notturno della propria sopravvivenza quotidiana
Non v'è bagliore più accecante della sorda tenebra,
astante il fragoroso silenzio
d'ascolto del proprio pensiero
Non v'è uomo più sedentario del ramingo,
costantemente in viaggio scorre
sinuoso sul fiume,
rivolo impetuoso dei Suoi desideri,
in realtà costante prigioniero d'un Non Luogo
indefinibile:
"abitudine - lassismo - pigrizia - stacco - posa - spocchia - isolamento
- ingordigia di vita - abbandono distaccato"
Non v'è poetica delle persone più umana e tangibile
della poetica dei grandi fatti
Cowboy da cortile
Palombaro da bicchiere
Astronauta da terrazzo
scopro verità immense sotto teche di cristallo
[Grazie papà]
venerdì 4 novembre 2011
La Babilonia delle sete squadrate: la Pioggia dei verdi papiri del Sognitariato
Pagine in clorofilla
s’adagiano in danza di vento,
respiro d’autunno mai giunto
sospiro d’un Dio dubbioso
anelito di nembi cerulei,
sul suolo d’ardesia di Babilonia
Maghi in seta
perseverano nel loro gridar soffuso,
scalpita il cuoio de’ loro calzari
sull’ardesia abbracciata
avvinta ai papiri
Narrano
d’una Natura,
non più elegante garbata spettatrice,
ma com’Era irata strazia in raffiche di lacrime
la Lagrimosa nazione d’eroi ed esploratori.
Si respirano tempi d’eroica turpitudine
Ravel intona boleri di mutevolezza
mentre nuovi Int’illimani
soggiacciono alla libertà del nuovo pluebo.
La pia utopia, data per corpo morto caduto,
culla un nuovo archetipo
Lo chiamavan proletariato
Terzo stato
marciava in schiera compatta per egoistici diritti d’eguaglianza
Babilonia ci consegna un nuovo egualitarismo
raggiunto per la sola arroganza, insita,
nella bramosia di continuar la Salita
Giovani, amici tutti,
i papiri in quel circondotto salto d’acrobata
aizzano l’Urlo
Siamo un sognitariato!
Non accarezziamo l’amore di cristallo
di giovani speranze in corpi d’infanti,
ciò c’arricchiva i poveri delle Prime Rivoluzioni
si lascia solo smicciare
dagli Amori che ci impongono di vivere
Amori
in distante assuefazione
limitata eternità
balbuziente eloquio
intermittente fulgore
brulicante deserto d’anime
Nuovi poveri munifici
in abbraccio d’amante col Vostro futuro
sussurrate lui la Vostra idea
il Vostro sogno
lo custodirà in ali d’angelo
in spazi infiniti di vita vera
a Noi solo la gioia
di sorridere per davvero
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