lunedì 16 gennaio 2012

L'ispido lago ed i gabbiani

Un ispido lago
custodito dalla fine teca
d'un ghiaccio piumato,
attorniato di mille valli
d'argento e mandarino
sfavillante grigio cemento.

Un ispido lago ed i gabbiani,
per qual motivo siete qui
in quest'oceano
di crudi ossi 
di seppie?

Che lo scivolare digrignato
delle vetture,
che il garrire irato
dei loro clacson,
che il paziente rimirare assorto
dei vecchi,
v'abbia tratto in inganno?

Qui non v'è mare,
se non nei nostri occhi,
nè capitani del coraggio,
solo gatti
dalla famelica cortesia
nella loro pretesa
d'insegnarvi
a volare.

giovedì 12 gennaio 2012

L'attesa del prezioso mosaico

Attendere
il fruscio d'alberi al sole
gelido d'un gennaio lucente,
qual pettini trafitti
dal borbottio di gracili raggi,
stoffe brillanti,
ad accarezzare la dolce chioma
delle nubi, archi del cielo
Enorme
Dorato

Attendere
il sospiro tumultuoso
d'un cuore di carta
nella vibrazione stante
d'una coraggiosa fuga
di passione.

Attendere
l'arrivo di un treno ramingo,
sospinto in rullante incedere
addentro un condotto di binari ipotetici,
fermate in stazioni
qual foglie immobili
sul dorso d'una placida corrente.

Attendere
l'ergersi d'opinioni qual insormontabili
mura di cartone piegato,
uomini come bambini in un assedio,
azione determinante,  
di un'allegra guerra fratricida
cantata - musicata in convinzioni
di marmo - fiato
nell'organo d'impettite trachee.

Attendere
intricati grovigli di destino,
qual salubri paludi di pensiero,
dipanarsi in trame
ad ordito di un futuro
prezioso mosaico
di poster e carta da parati.

martedì 10 gennaio 2012

La teca di liquido cristallo in rivoli

Scrivo il tuo volto
dipingo il tuo nome
sull'argento del vapore
gocce, sorelle di cromia,
qual colombe intirizzite nella teca
si diffondo
lungo il luminescente grigiore del burrone.

Scrivo il tuo volto
dipingo il tuo nome,
pongo dapprima la mia mano
intiera, la lascio
sdruccire la perfezione delle cuciture
di quell'abito d'ocra
per figurarmi le astanti
potenzialità di quel mio disinteressato incedere.

Di poi un sol dito
a tracciare la fulgida sommità
del tuo capo
vestito della soggiogante mutevolezza
dei tuoi capelli.

A quell'irrispettoso transitar
l'argento della piana piange
la sua perduta perfezione,
sorelle colombe s'affannano
in stormi fugaci,
straziano l'agiografia di Mallarmé
divorandomi con la voluttà delle forme
costernandomi con la sacralità del ridere
rassicurandomi con quei graffiti di pioggia
lieve di sole.

Scrivo il tuo volto
dipingo il tuo nome,
grondo di quei diamanti
che m'assaltano empietosi
rendendomi leggero
sgravato del peso dell'aria li attorno.

Terrò stretta la mia anima
voglio sia qui
voglio sia con te
quando il caveliere del pensiero
tornerà con la tua.

lunedì 9 gennaio 2012

Like a hawk fallin' from the clouds

A crown of milky clouds
embraccing the holy chapel
above me
and the train,
counting its rolling steps of steel
while a gentle violin of wind
let those clouds smile
in a torrent of rainy thoughts.

A squared mess of clouds
roaring thunders of symphonies
above me
and the train,
shipping that snorting vessel
to somewhere in poems
to something in music
to somebody in an ocean of faces ...

Like a hawk ... fallin' down

from that crown of clouds
creaming the ivory of its flight
with the gentle hands
of a big asleept giant;

from those strict stairs of stars,
like dancers in a silent ballet
at the Bolshoi of Universe;

from me
flying
above my skyscrapers of dust
above my castles of cards
above my streets of doubts;

Untill ...

La primula nera

Seta in petali
di caduca passione,
stalattite cremosa di lacrime
benedici con quel rivolo
mie pareti dalla soffice
estatica potenza

Primula nera
di tenerezza composta,
di scomposto tetro colore
bacio del diavolo.

Luna dal profumato volto
lì attaccata ad un indaco
morso dalla dilaniata passione,
scolpito dalla cannella
del dolce bacio del tramonto rutilante
doblone donato da un buon Dio
all'orizzonte mendicante
schiva etoile di mille paesaggi.

Primula nera
di tenerezza composta,
di scomposto tetro colore
bacio del diavolo.

Efferata assassina
dal timido grigiore di ghiaccio
dei tuoi occhi,
dal perverso tuo osservare
arroccata nella santità del tuo guardo,
dall'ira di velate carezze
qual danza d'odalische nelle tue mani,
riscrivi gli amori dei romanzi
con veleno di miele d'inchiostro.

Primula nera
bacio ardente del diavolo,
fiore del male,
mi ricongiungi ad un buon Dio
graffiando di metafore
la candida veste
della convenuta santità d'una pergamena.

martedì 3 gennaio 2012

La Notte Stellata sul Rodano dalle mille macchie

Macchie di ombrosa tempera
ad accarezzare il cielo di notte
sul Pio grande fiume,
sono luci d'ocra ovattato,
gemme di folgore in boccioli di rose,
raptus di costellazioni in stelle
rifugiatesi nell'impenetrabile
scorza di vetro d'un lampione.

Macchie d'un indaco cielo commosso
nella sua tenebra d'ira nascosta
al mio guardo pellegrino
dai passi travolti nel ritmo
di quell'affollato pensare assorto.

Macchie d'un rutilante rosso bramoso 
intintesi nella cera colata 
al circolo d'arie dell'orizzonte,
s'erigono spumose mura di pacifiche città celesti
s'ergono poeti cinti di lame di passione
s'affanna il mio occhio a fuggire
al ritmo rapido dei miei passi.

Una Notte Stellata sul Rondano
un Van Gogh in minore,
il balbettio d'un poeta illitterato
e quelle tante macchie:
ingredienti per un capolavoro.

lunedì 2 gennaio 2012

Il cantico della mia terra di rose

Un serpente di ghiaia d' un adagiarsi vitreo
di tracotante, collerica, immobilità
strappa i petali d'una rosa in ruvida terra,
sfoglia la corolla melensa d'una margherita,
mentre gli sfilo avanti in parata
cenciosa di sguardi.

Ascoltate il pulsare in fragore di senno
della mia terra di rose,
addormentata nella dolce rugiada
dell'abbracccio del vecchio fiume.

Un vento solo:
sibilo di giunco a volta del cielo,
canto di Saffo a gentile Ouverture
del saggio di vita della civetta,
urlo squarciato dall'amalgama
della mesciata golena
...
i pioppi
qual unisono d'archi in sinfonia,
qual schiera d'armate
in corrazze di dolci foglie
in piche di rami di cristallo,
richiamano al terrore del dubbio
ogni Macbeth,
arroccato nel suo castello,
tripudio marmoreo di convinzioni.

Ascoltate il cinguettio dal tintinnio di pace
della mia terra di rose
accarezzata dal bacio vellutato d'un sole piangente
lagrime in spuma argentea di sora acqua.

Nubi dal levigato splendore
colonne a rastremare il cielo,
ne restringon la veduta,
il guardo fisso
alla sola magia della Luna

Sia essa osservata
dal groviglio d'affetti nella stanza
di là del periscopio
d'un camino

Sia essa ululata
dall'umida laguna
incastonata nel pozzo,
quotidiano tuffo,
lungi dalle passioni.

Sia essa raccolta
dall'infinita altitudine del pensiero
dipinto oltre gli astri,
qual doblone di fiammante valore
di sorrisi e lagrime.

Ascoltate il cantico d'amore di cartapesta
della mia terra di rose
teatrino di marionette
riservato ai soli capolavori.