sabato 10 dicembre 2011

Le bianche betulle di Aushwitz

Fischi di vento tra le fronde,
fusti d'avorio ornati di disperato,
affiatato abbraccio di muschio


Tornite dal respiro affannoso del Nord
guardano tristi lo spettacolo del nulla
quiete irreale gela pensieri
quiete irreale incornicia racconti
quiete irreale addobba in ghirlande

stemi urlanti di primavera.


Ignorate dal guardo di capi scostanti,
contenitori accarezzati in drappi,
riparo di menti condite d'esempio


Ruggine delicata ammorba rotaie 
che delineano il terreno 
scavandolo di clivi
erodendolo di fossati


Ricordo alleato d'insegnamento 
Freddo di lama, memento imperituro nell'attimo,
Le bianche betulle di Aushwitz,
candide spose al funerale dell'Umano

mercoledì 7 dicembre 2011

Il mondo delle foglie ondeggianti: il Paese degli eroi dannati

Effluvio affasticchiato di scricchiolanti macigni,
le terre dell'Est si aprono a corona trionfante di pavone
piangono felici oltre un vetriolo di grigie cortine,
Taranta di soli nel paese dei bui


Popolazioni di nomade sedentarietà
scrutano con dubbio iconoclasta,
sfidano destini sovrani
ed un freddo tagliente a mo' spada di Cyrano
col calore vibrante di una poesia balbettata,
libertà cercata - trovata in fondo a viali fumosi


Cigolano marmorei portoni
di mausolei d'isolata di fratellanza,
mitteleuropa in suono di Balalaike
stridenti come amori infreddoliti


Venti di romantica impressione
tagliano anime con fare di bruti
mentre menti in cimieri di bionde chiome
preservano poesie al'ombra di edifici in grafite


Hemingway in un vestibolo di eternità
smiccia carmi con l'innaturale supponenza del vincitore,
trionfa in beata ignoranza


Frederick ammanta di lasciva costanza
ebano ed avorio di continental coerenza
mentre la sua Lacrimosa
impone lacrime di rugiada in vento
ad anime, ispettrici di tiranni


Stimoli disordinati,
brama in lattine,
sfiducia in cerimonie
tripudi in ammantati nembi
gioie in coarcervi d'eroi


Mondo bastardo,
figlio dell'esperienza
consegni dipinti di Picasso incompresi:
rigide lune in aurore di seta
emozioni dipinte su animi d'acqua
caroselli in solitari monologhi
rivoluzioni in menti sole.

martedì 6 dicembre 2011

Bisticcio di pulsioni: s'ha ancora da giocare la mossa vincente

Va ancora scritta, la più dolce poesia
Va ancora illustrato, il più acre teorema
Va ancora rullata, la più lauta grancassa

E' già arrivato, il verde merlo
E' già arrivato, lo spazioso anfratto
E' già arrivato, il brullo paradiso

S'ha ancora da percorrere il verboso rutilio,
S'ha ancora da mangiare la rosa di Ponente,
S'ha ancora da giocare la mossa vincente

Così tuonano qui, i giocatori di scacchi

Il parco li tiene in palmo,
loro forti della loro vanità
miseramente dominano la scacchiera

Muovono torri d'avorio,
regine d'ebano,
alfieri di neve e destrieri di pece.

Accarezzano dubbiosi Re in corone sbeccate

Agitano armate di signori
Agitano gonfaloni imperituri
Agitano vassilli in velli d'oro

E di lì fiocatosi l'ardimento del certamen
attendono un cenno del faro d'Alessandro,
il Padrone assicura loro un sicuro viatico
su strisce pedonali

S'ha ancora da giocare la mossa vincente

Barlumi di passato all'ombra accecante del planetario: Voglia di correre

Voglia di correre:
arrotare arti in volte concentriche,
mulinare vento in oliate articolazioni,
smottare vili preoccupazioni con eroico, forsennato, gesto di Filippide


Voglia di correre:
boomerang aborigeni di parole in libertà di libellule,
rispettosi insulti a vite cattolicamente intarsiate,
balzi felini d'un bambino dormiente


Voglia di correre:
docce ghiacciate in bolle - Valium di menti,
proiettili fumanti appoggiati su bocche digrignate,
neve in proprilene su volute sgomente


Voglia di correre:
borbottare solitarie sinfonie,
depositare fulmini d'intelletto in trecce di carta,
scuotere montagne nella sottile sorriso della striatura d'un pennello


Voglia di correre,
stare qui per non perdere un minuto
del capolavoro
che un buon Dio proietta sul lenzuolo del cielo

lunedì 5 dicembre 2011

Un fischio di Beethoven sulla mulattiera di sale

Dio, pellegrino scalzo
percorre frettoloso una mulattiera di sale
fischietta Beethoven
in un Bolshoi di muti

Rimbrotta un passante
annodato al suo idolo
in stretta, impietosa
Gassa d'amante

Dio, pellegrino scalzo
saltella contento su un prato verde
ringrazia il Creato
per aver conservato
un angolo di casa sua
come l'aveva lasciato
insomma Voluto

Prega con sguardo attento, 
Vede con romanzi nel cuore,
S'affama da cornucopie d'amore,
Brilla in luce d'un roseto spento

Dio, pellegrino scalzo
sfila la sua spada di china,
apparecchia il tavolo per il Mondo
con frasi di grano,
con parole d'uva lavata,
con sillabe di frutti d'oceano,
con lettere d'arcaica contraddizione.

      

Il malato d'immaginazione

Il malato s'aggrava
   dolce cicuta dopo dolce cicuta


Il malato s'aggrava
   addenta oppio setoso
      falena dopo fringuello
      falco dopo farfalla


Il malato tossisce
in barriti di respiro
s'aggrava
Osserva un mondo di soli, uniti,
bramoso di vederli
e sguinzaglia via il guardo
allora ch'essi l'incontrano col loro


Il malato mormora grida
   carezze dopo baci
       soffi dopo respiri


Il malato s'aggrava
inerpicandosi sano
su sogni come colline Tibetane,
dorsi d'asino in attesa
alle colonne d'uno dei tanti, stanchi
Paradisi


Il malato s'aggrava
è guarito
la medicina riposa in sé
di là d'un respiro di sole borbottante
    attimi dopo infiniti
    ciglia dopo manti di nebbia

sabato 3 dicembre 2011

Il maledetto brillare delle stelle di cartapesta

Cane,
respiro infruttuoso d'orgiastico piacere di rovi
massiva sostenuta visione d'Altro in circonflesso corroborato
calmo, commiato di stelle in cartapesta,
trionfo in graffiti rupestri


Poeta,
pffffffffffff
vago orditore di trame,
feticci in parole rubate ai grandi,
come bambino picchietto pianoforti d'eroi con mani d'assolata ignoranza,
estinzione in posa ignobile
personaggi in sequela di decadente commistione
gaudente perfezione
osservata in versi;


D'un pezzo
monolite 
ti vogliono


D'un pezzo,
cavaliere di speranze asciutte
madido di convinzioni in grantico frumento 
fermento d'angeli - putti pagani;


Beltade 
costeggiata, rimirata lì appresso
con il vitreo fluire d'arabeschi decotti


Beltade
avviluppato bianco in sorde pergamene
gramofoni stanchi d'incanto perduto


Cenere in balocchi di disio 
Mustacchi ondosi su volti canuti 
poesie su scorze marmoree di cinici errabondi


Gozzoviglie in ghirlande


Un cane, 
bianco del suo splendore in paccottiglia 
versata 
orinata
su un vivrebbe tetro di luminescente futuro 


Gracchiano corvi lucenti
fischiano strade vermentine 
serpeggia dubbio imbelle


Cambio per compiacere il mio Io


Sublimare il discreto odio per Non Io e i suoi nembi